Laura Casella, bresciana doc da sette anni in Giappone

correrà per le strade di Ikoma la versione virtuale della Brescia Art Marathon.

Da Brescia a Ikoma, Giappone, il potere della corsa che avvicina e unisce il mondo. Laura Casella, bresciana doc, correrà la #BAMNERVERSTOPS, la versione “da remoto” della Brescia Art Marathon, per le strade della sua nuova città nipponica. Un modo per sentirsi vicino alla sua Leonessa ferita ma certo non doma, una corsa che porta con sé un deciso e affettuoso “Mola mìa”.

«Nel periodo del lockdown ero in contatto quotidiano con i miei genitori e diversi amici, di Brescia e di Bergamo – racconta -. Tutti loro, soprattutto mia mamma, mi descrivevano quel silenzio surreale che non solo si vedeva, ma si respirava anche. Un silenzio che sappiamo bene cosa nascondesse. A ripensarlo mi viene la pelle d’oca. Non è stato facile vivere una situazione così da lontano: i miei genitori hanno più di 70 anni, mio papà almeno una volta la settimana usciva per andare a fare la spesa. La paura che si contagiassero loro e persone che conosco era davvero tanta. Mi sembrava un vero incubo. E non ho neanche potuto raggiungerli.»

 

Qual è invece la situazione in Giappone?

«Si vive il COVID-19 sicuramente in modo diverso. Il lockdown lo è di nome ma non di fatto: per un periodo hanno chiuso le scuole, ma non ci è mai stato vietato di uscire. Era consigliato stare a casa. Ho scoperto dopo che questo è dovuto anche al fatto che privare la libertà di movimento ai cittadini, in Giappone, è anticostituzionale. Ora però di questa seppur semi libertà ne stiamo pagando le conseguenze: a Tokyo si registrano 100 contagi al giorno, a Ikoma per ora siamo a zero, ma sappiamo bene che in Giappone non sono stati effettuati moltissimi test, quindi i dati sono molto relativi.»

 

Si è trasferita in Giappone, con il marito e i due figli e Rita Letizia e Rio Lorenzo 7 anni fa. Come ha vissuto il primo periodo in un paese molto diverso dal nostro?

«Ho conosciuto mio marito Akio a Brescia. Appena sposati abbiamo vissuto due anni a Parigi per poi rientrare ancora a Brescia. Importavamo oggetti di artigianato giapponese. La crisi, sette anni fa, ci ha convinto a trasferirci qui. All’inizio è stata molto dura, i bambini erano piccoli – Rita aveva finito le scuole elementari, Rio la materna -, dovevo prima di tutto pensare a loro e non avevo quindi la possibilità di cercare un lavoro. Per fortuna, mi sono sempre piaciute le lingue orientali, avevo seguito un corso a Milano, quindi, almeno da quel punto di vista, non ho avuto problemi.»

Quanto le manca l’Italia e Brescia?

«Mi mancano ancora tanto, tantissimo. E l’obiettivo mio e di mio marito è sicuramente quello di tornare in Italia, nella nostra Brescia. Ora faccio l’istruttrice di fitness e zumba e durante le lezioni indosso spesso le t-shirt ufficiali della BAM 2013 e 2015 e quelle del Brescia Calcio. Sì, insomma, il mio è un amore viscerale.»

 

Tra le tre distanze proposte dalla #BAMNEVERSTOPS – 42,195K, 21,097km e 10K – ha scelto la 10K. Perché?

«Prima di tutto, ho deciso di correrla per sentirmi ancora più vicino alla mia città. Avrei voluto correre la maratona. Ho un conto aperto con la BAM 42,195K: avrei dovuto parteciparvi nel 2015, abitavo già in Giappone e sono rientrata per correrla, invece mi venne la febbre la sera prima e saltò tutto. Mentre nel 2013 avevo tagliato il traguardo della mezza. Quando però ho comunicato a mio marito le mie intenzioni, lui praticamente mi ha fatto rinsavire: in luglio qui fa troppo caldo, c’è un tasso di umidità molto alto, quindi la scelta è caduta sui 10K.»

 

Potrà correre la #BAMNEVERSTOPS dal 4 al 12 luglio. Ha deciso il giorno? La farà da sola?

«La farò con mio marito – è lui che mi ha fatto cominciare a correre – e insieme stiamo valutando il momento migliore: se la sera o la mattina presto. O ancora in un giorno di pioggia di settimana prossima, siamo ancora nella stagione delle piogge, correrla con il sole sarebbe pesantissimo.»

 

La BAM 2021 sarà il 14 marzo. Potremmo vederla al via?

«Non si sa mai. Speriamo. Anche perché non vedo l’ora di riabbracciare la mia città.»